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Studio di Paolo Gioli
Come premessa alle poche
righe che dedico a un mio modo di lavorare
i film e con i film metto al primo posto la cinepresa intesa quasi
come
laboratorio. Provo a spiegarmi.
Si sa che da quando il cinema è stato assorbito dagli interessi
industriali
è via via cresciuto, sempre più spaventato dai tempi di
lavorazione i quali
ovviamente influivano sui costi e tutto il resto trascinandosi anche
dei
risultati grotteschi riguardo al cinema stesso. E’ evidente che se
avessi
dovuto aspettare che il cinema di Stato si interessasse alle mie
ricerche
per es. sull’immagine, io sarei ancora qui ad aspettare di
impressionare
il mio primo fotogramma.
L’unica vera grande risorsa (e riscossa) non poteva venire se non
da
quell’impareggiabile animale dal nome cinepresa. Interessandomi a
lungo
di lei ho scoperto che poteva diventare anche il mio piccolo
laboratorio
che immaginavo; indipendente e addirittura, portatile. Lo è
diventato.
Amo il cinema attraverso la cinepresa; i tempi e i costi finalmente
comincio
ad inventarmeli io. Film liberi in libertà.
Non ci si ricorda mai abbastanza che la prima cinepresa di Lumière
riprendeva, stampava e proiettava; così, come Lumière stesso
sviluppava.
Tutto ad un lasso di tempo impensabile ad un privato emarginato o
non,
di questo momento.
Ecco, io lavoro in questo modo da anni usando la mia stessa
cinepresa
come stampatrice e sviluppando in qualsiasi posto dovessi
trovarmi,
attuando innumerevoli letture, effetti e truke dai miei e da altri
film,
immaginabile solo in uno speciale laboratorio.
Metodo di lavoro ispirato involontariamente al grandissimo
esempio
di Medvedkin e compagni, del cinetreno-agitprop con i loro film
documento
didattico-sociali. L’uso tempestivo, rapido, quasi diretto che
chiunque
di noi, immesso nell’impegno critico-sociale di lotte e militanza,
può con
minimissimo costo fornire giorno per giorno affiancando il video
nastro,
chiunque -dicevo- può contribuire (nel suo piccolo) a quella
necessità
di lotta per immagini che molti di noi saprebbero e vorrebbero fare.
Paolo Gioli, 1970
I film sono stati girati e sviluppati dall'autore
stesso
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