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Studio di Paolo Gioli


La mia prevalente tendenza a fare commistioni di tecniche creative
con tecniche della storia della creatività, è data dalla convinzione che è
estremamente complicato districare le contaminazioni e le invasioni
spettacolari che ormai si succedono nelle discipline scientifiche e di 
espressione. Nel mio caso credo di essere arrivato a un tale 
autoavviluppamento di ricerche che non so più bene quali di esse 
vengano via via a provocare spostamenti.
Il mio vorrebbe essere un riesame fotostorico e che si tratti di materia
sensibile, quella con cui opero, è puro caso. La materia prima di tutto,
cosparsa e tratta da sedimenti tecnologici, partendo dalle innumerevoli 
biforcazioni antropologiche che da questa combinazione induce e offre.
Quello che mi interessa enormemente è la formidabile capacità che la
materia fotosensibile ha nel manomettere e immaginare, quasi sempre
drammaticamente, ogni cosa tocchi. Dunque, una esplorazione
insistente su ciò che è successo in tutta la storia della fotografia, ed
altro, attraverso ciò che l'ha manipolata nutrendola: vale a dire la chimica.
La Polaroid, delicatissima epidermide, iconofotografia, è un umido
incunabolo della storia moderna.
Il Cibachrome, foglio tecnologico voluttuoso colpito da segni sottili
tracciati furtivamente, è una pagina di irridescenza innamorata.
Ho assunto il foro stenopeico come "punto di vista" sia plastico che
ideologico. L'immagine fotostenopeica mi è sorta perché non avevo una
macchina fotografica. Più tardi si è trasformata, questa immagine, in una
vera e propria fissazione della raffigurazione totale. Mi affascina la
purezza del gesto del riprendere "povero" e la restituzione altrettanto pura
ma per niente povera, anzi clamorosa. La mia non vuole essere breve 
azione scolastica, ma un risoluto modo di capire lo spazio attraverso
proprio un punto nello spazio. Così il ribaltamento come quinte di scena;
le magnifiche figure che ci circondano portate da raggi purissimi; senza
sbarramenti ottici, senza mirino, niente chiusure e distanze ne altezze.
                     
Paolo Gioli, 1981