La sperimentabilità non significa una vuota possibilità logica, ma una possibilità motivata dalla connessione della esperienza.
Husserl
Come premessa alle poche righe che dedico a un mio modo di lavorare i film e con i film metto al primo posto la cinepresa intesa quasi come laboratorio. Provo a spiegarmi.
Si sa che da quando il cinema è stato assorbito dagli interessi industriali è via via cresciuto sempre più spaventato dai tempi di lavorazione i quali ovviamente influivano sui costi e tutto il resto trascinandosi anche dei risultati grotteschi riguardo al cinema stesso. E’ evidente che se avessi dovuto aspettare che il cinema di stato si interessasse alle mie ricerche per es. sull’immagine, io sarei ancora qui ad aspettare di impressionare il mio primo fotogramma.
L’unica vera grande risorsa (e riscossa) non poteva venire se non da quell’impareggiabile animale dal nome cinepresa. Interessandomi a lungo di lei ho scoperto che poteva diventare anche il mio piccolo laboratorio che immaginavo; indipendente e addirittura, portatile. Lo è diventato. Amo il cinema attraverso la cinepresa; i tempi e i costi finalmente comincio ad inventarmeli io. Film liberi in libertà.
Non ci si ricorda mai abbastanza che la prima cinepresa di Lumière riprendeva, stampava e proiettava; così, come Lumière stesso sviluppava. Tutto ad un lasso di tempo impensabile per un privato emarginato o non, di quest’ epoca. Ecco, io lavoro in questo modo da anni usando la mia stessa cinepresa come stampatrice e sviluppando in qualsiasi posto dovessi trovarmi, attuando innumerevoli letture, effetti e truke dai miei e da altri film, immaginabile solo in uno speciale laboratorio.
Metodo di lavoro ispirato involontariamente al grandissimo esempio di Medvedkin e compagni, del cinetreno-agitprop con i loro film documento didattico-sociali. L’uso tempestivo, rapido, quasi diretto che chiunque di noi, immesso nell’impegno critico-sociale di lotte e militanza, può con minimissimo costo fornire giorno per giorno affiancando il video nastro, chiunque -dicevo- può contribuire (nel suo piccolo) a quella necessità di lotta per immagini che molti di noi saprebbero e vorrebbero fare.
Paolo Gioli - 1974 da "Scritti per un rettangolo bianco" in SCRITTI DELL’ARTISTA
Telaio per lo sviluppo di 7 metri circa di pellicola 16 mm (1972)